L'economia sostenibile: Lettera a Babbo Natale per un mondo nuovo
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Occorre rendere
popolare e accessibile a tutti il tema della riforma della finanza e
della costruzione di un'altra economia per indicare al Paese la via
d'uscita dalla crisi. Intervenire sugli sprechi e sull’evasione fiscale
per dare un futuro ai giovani
di Fabio Salviato
Caro Babbo Natale,
ho
appena finito di preparare sia il presepio che l’albero con i miei
figli. In casa si respira la magica atmosfera natalizia, per questo ho
pensato di scriverti una lettera. Quest’anno vorrei chiederti tante
cose, non per me ma per i miei figli, per il mio Paese, per il mondo
intero. Non so se potrai esaudire tutti i miei desideri, che per molti
sono dei sogni e delle utopie, ma i sogni e le utopie servono proprio a
questo: a farci camminare.
Prima di tutto vorrei che ci fosse nel mondo pace, serenità e più solidarietà.
Vedo in giro tanto egoismo e rassegnazione, molte persone e famiglie
che si chiudono in se stessi. I problemi sociali, ambientali ed
economici si aggravano sempre di più e non si intravede una via d’uscita
dalla crisi.
I politici e gli economisti ci propongono sempre
le stesse, vecchie ricette e il peso della crisi lo pagano sempre gli
stessi, i più deboli, che sono anche i meno colpevoli. Molte persone si
trovano in difficoltà, soffrono, vorrebbero trovare un lavoro, avere
una casa, sposarsi e metter su famiglia ma non ce la fanno ed allora mi
piacerebbe che tu, per un giorno, diventassi il primo ministro di
questo Paese, perché sono sicuro che troveresti le idee e le strade per
permettere a molte persone di realizzare la loro vita ed i loro sogni.
Ma forse ti sto chiedendo troppo, basta molto meno.
Il regalo più grande che potresti farci e che potremmo farci
sarebbe quello di portare nelle nostre case la voglia di impegnarsi,
di lavorare per cambiare il mondo, per costruire un mondo nuovo. E
allora proviamo a sognare insieme un 2012 portatore di progetti nuovi,
di amici nuovi, di sorrisi nuovi e di nuove speranze.
Questa lettera non è rivolta solo a Babbo Natale ma anche e soprattutto al mondo dell'economia solidale e della finanza etica:
cari amici, in questi anni abbiamo costruito un modello e una cultura
alternativa ed innovativa in campo economico-finanziario. Abbiamo
dimostrato e ogni giorno stiamo dimostrando nei fatti che un’altra
economia e un’altra finanza, pulita, sana ed etica, sono possibili.
In giro c'è tanta, troppa ignoranza e disinformazione sui temi finanziari,
noi dobbiamo alzare la nostra voce, avere maggiore spazio e
visibilità e conquistarci una presenza più costante ed incisiva sui
media.
Rendere popolare e accessibile a tutti il tema della
riforma della finanza e della costruzione di un'altra economia per
indicare al Paese la via d'uscita dalla crisi. Da anni la campagna
“Sbilanciamoci” propone la sua finanziaria alternativa ma le nostre
proposte sono per lo più snobbate dai politici e ignorate dai
cittadini, che invece devono essere informati e sapere la verità, per
giudicare della bontà o meno delle scelte che vengono effettuate sulla
loro pelle.
I cittadini avrebbero tutto il diritto di sapere
che, secondo una stima della Uil (marzo 2011), i costi della politica
ammontano a circa 24,7 miliardi di euro all’anno, pari alla manovra
Monti. I cittadini dovrebbero anche sapere che la Germania e la Gran
Bretagna hanno chiesto e ottenuto dal governo svizzero l’elenco dei
cittadini ed imprese tedesche ed inglesi che avevano trasferito i loro
fondi in Svizzera e li hanno tassati del 20%.
Perché non può
farlo anche l’Italia? Si stima che nelle banche svizzere siano
depositati circa 200 miliardi di Euro provenienti dall’Italia. Una
tassazione del 20% comporterebbe un entrata per lo Stato italiano di
circa 40 miliardi di Euro, quasi il doppio della manovra del Governo
Monti.
Infine i cittadini devono sapere che, senza lacrime e
senza sangue, solo intervenendo sugli sprechi della politica e della
pubblica amministrazione, sulla corruzione, sull'evasione fiscale,
sulle spese militari e con una seria politica di contrasto alla
criminalità organizzata e alle mafie, si potrebbe fare una manovra
finanziaria da 650 miliardi di euro che porrebbe fine ad ogni tentativo
di speculazione sul nostro Paese e permetterebbe di mettere in moto un
nuovo volano economico per garantire un vero, nuovo sviluppo, per
creare occupazione, per la scuola e la ricerca. E dare un futuro a
questo Paese e ai suoi giovani.
Certo, anche 650 miliardi di
euro sono pochi di fronte a 1900 miliardi di debito pubblico, 30.000
euro a cittadino, una voragine che continua a crescere di anno in anno
solo di interessi. Non è solo un problema di numeri. È un problema di
visione del futuro. Dove vogliamo andare? Siamo su una strada che porta
al baratro. Dobbiamo cambiare.
Dobbiamo tentare di costruire una nuova teoria economica.
Dobbiamo lottare per frenare la finanza-casinò e le speculazioni con
l’imposizione di una Tobin-tax o tassa sulle transazioni finanziarie,
applicata almeno in area euro (positiva in tal senso l’apertura del
governo Monti).
Dobbiamo rendere popolare la finanza etica e
far sapere a tutti che solo una finanza eticamente orientata ci potrà
far uscire dalla crisi. Infine dobbiamo continuare a cercare di
costruire una nuova economia, senza paura di iniziare a ragionare anche in termini di decrescita felice.
L’economia
della decrescita si pone il fine di creare valore economico in modo
sostenibile sul piano sociale e ambientale, riducendo gli sprechi, i
consumi inutili o nocivi, i rifiuti. E creando moltissimi posti di
lavoro: basti solo pensare al settore delle ristrutturazioni edilizie,
del biologico, delle rinnovabili, del recupero dei materiali.
Come
scrive Maurizio Pallante nel suo ultimo libro, intitolato "Meno e
meglio, decrescere per progredire", «la felicità, il benessere, la
qualità della vita non hanno alcuna relazione diretta con la ricchezza
materiale. Avere molto non significa stare bene. Al contrario, staremo
meglio se sapremo proporci come obiettivo non il meno, ma il meno quando è meglio».
Si tratta di una «rivoluzione dolce, fatta di semplicità, di ragione e di rispetto,
che si fonda sulla scelta di ridurre la produzione e il consumo delle
merci che non soddisfano nessun bisogno. Dalla crisi di oggi - che è
ambientale, energetica, morale e politica, oltre che economica - si
potrà uscire se la società del futuro saprà accogliere un sistema di
vita e di valori fondato sui rapporti tra persone, sul consumo
responsabile, sul rifiuto del superfluo».
A noi, alle reti
della società civile organizzata e non a Babbo Natale, spetta la sfida
di costruire l’economia e la società del futuro.
22 dicembre 2011
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