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March 2011

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TERRITORIO VENETO: IL PASSANTE NORD DI VERONA

Di Traforo delle Torricelle o Passante Nord, a Verona, se ne parla oramai da 30 anni. Verona ha la fortuna e sfortuna di avere delle splendide e ridenti colline a nord, ai piedi delle quali sorgono i quartieri più vivibili e più verdi della città scaligera. Il traffico automobilistico che deve percorrere da est a ovest la parte nord della città è costretto ad affrontare lunghe code in prossimità della strettoia del Teatro Romano, dove la strada si stringe tra l'Adige e il Teatro all'aperto, sede di una rassegna teatrale e musicale tra le più importanti d'Italia. Sono state fatte mille ipotesi diverse per risolvere questo problema di congestione. Galleria corta, galleria lunga, galleria lunghissima, ztl allargata, a pagamento o gratis, insomma ogni giunta che si è insediata a Palazzo Barbieri (sede del Comune di Verona) ha fatto la sua proposta. Ora la giunta capeggiata dal Sindaco più amato dagli italiani a pari merito con Renzi, ha iniziato l'iter per la costruzione di un opera faraonica sotto l'insegna: “se femo el buso lo femo fato ben” (se facciamo la galleria la facciamo fatta bene, leggi grande). Il progetto dal costo iniziale di 360 milioni di euro ora è arrivato alla cifra di ben 436 milioni per la costruzione di una doppia canna di gallerie di 2 km con due corsie per senso di marcia e relativa corsia di emergenza, altri 2 km in galleria artificiale tagliando in due i quartieri più belli di Verona, un ponte sull'Adige che sovrasta una zona incontaminata in cui proprio in questi giorni sono arrivati i cigni per nidificare, e altri 6 km su un terrapieno artificiale alto più di 6 metri sul piano campagna. In realtà si tratta di una autostrada a pagamento in città, un po' come il tratto cittadino della A4 a Milano. Il Comune logicamente non dispone di quella cifra e quindi ricorre al famigerato project finansing che comporta un ritorno economico da parte delle ditte o della cordata di ditte appaltatrici dato dalle opere di compensazione e dai pedaggi. Sono previsti 20 milioni di auto e camion a 2 km da piazza Bra, con 150 mila metri quadrati di opere di compensazione (autogrill, fastfood, alberghi, parcheggi per auto e camion …) per un totale di territorio consumato pari 500mila metri quadrati, equivalenti alla città di Verona dentro all'ansa dell'Adige (il centro storico). L'opera è in project financing per cui una cordata di aziende veronesi, capeggiata dalla Techinital che è stata scelta, nel 2009, come soggetto promotore, vedrà riconosciuti 5,06 milioni di euro per la progettazione (ne avevano inizialmente richiesti 4,3) di soldi pubblici per un'opera che la magior parte dei cittadini non vuole. Il contratto col concessionario prevede che l'amministrazione si impegni a non realizzare opere che riducano i flussi di traffico nella nuova autostrada per i prossimi 50 anni (pena la consegna di nuovi territorio per ... fastfood, autogrill ...). Quindi, per i prossimi 50 anni, nessun intervento a favore del trasporto pubblico potrà essere pensato. In gennaio è iniziata la discussione in Consiglio Comunale sulla variante urbanistica. Sono stati presentati circa 2000 emendamenti dall'opposizione e la discussione poteva protrarsi per mesi senza alcuna possibilità di intervento della maggioranza. Invece, per accelerare i tempi la maggioranza ha chiesto un accorpamento degli emendamenti arrivando ad una proposta di 16 punti generalisti e non vincolanti approvati sia dalla maggioranza che dall'opposizione. E così la variante urbanistica è stata approvata con un bell'inciucio "bipartisan". Un comitato di cittadini si sta opponendo all'opera da anni proponendo, oltre a mille iniziative di sensibilizzazione e di informazione, anche un referendum consultivo. Il MoVimento 5 Stelle di Verona ha contribuito alla raccolta di 8500 firme autenticate in un mese. Per il referendum hanno dovuto ricorrere per ben 4 volte di fronte al giudice per farsi dare sempre ragione (per farsi approvare il quesito, consegnare i moduli per la raccolta delle firme, far contare le firme e contro l'ordinanza del sindaco che ancora si ostina a non indirlo). Siccome il quesito referendario chiede al cittadino se vuole l'istituzione di una commissione super partes che valuti l'impatto sulla salute dell'opera, il Sindaco, per scongiurare il referendum oltre che commissionare un sondaggio a mio avviso assolutamente antidemocratico (vedi video), ha nominato una commissione all'Istituto Superiore di Sanità (quella che ci ha fatto comprare i milioni di vaccini influenzali lo scorso inverno...). Risultati? Eccoli: - la nuova autostrada porterà a un miglioramento della qualità dell'aria di "ben" -21,6g di pm nell'ora di punta. Se confrontiamo il dato con la quantità totale risulta che equivale allo 0,016%! risultato ridicolo - il risultato dice che il 70% dei veronesi respirerà meglio, ma è servita un'operazione di alchimia per spostare 96mila abitanti tra i beneficiari (che in realtà non lo sono). La lettura esatta è che il 32% ne avrà lievissimi benefici e il resto (69%) starà come oggi o peggio. In un articolo apparso su Carta Estnord Gianni Belloni, scrive ( http://www.estnord.it/content/view/941/1/ ): Interessante da questo punto di vista il ruolo della Mazzi Impresa Generale Costruzioni s.p.a - coinvolta nella cordata Technital e collegata con la società Serenissima - uno dei tre soggetti della cordata di imprese il cui progetto è stato dichiarato di «pubblico interesse» dall'amministrazione scaligera nel 2009. L'impresa Mazzi non solo ha finanziato, legalmente, la campagna elettorale di Flavio Tosi con 10mila euro regolarmente comunicati, ma ha avuto affidati senza gara i lavori della Valdastico sud [costo 800 milioni] perché parte, con il 30 per cento, della Serenissima costruzioni, società controllata dall'Autostrada Serenissima. Procedura che ha provocato un ricorso, bocciato dal Tar, dell'associazione nazionale costruttori [Ance]. I lavori della Valdastico sud sono stati funestati dal sequestro da parte dei magistrati antimafia di Caltanissetta, di due lotti dell'autostrada nell'ambito dell'inchiesta sul cemento depotenziato utilizzato dalla Calcestruzzi Spa. La Mazzi la ritroviamo nell'affare del Ponte sullo Stretto insieme alla Technital la quale è presente nei più contestati lavori pubblici: dal ponte sullo stretto di Messina allo scavo del tunnel per la Tav Milano - Bologna, dal Mose all'autostrada Palermo - Messina. Quest'ultima nasce nel 1967 e si rivelerà «l'opera con l'esecuzione più lenta della storia d'Italia, quaranta anni di lavori a singhiozzi - come denuncia il giornalista Antonio Mazzeo nella sua inchiesta pubblicata su www.terrelibere.it -, sprechi di risorse finanziarie, decine d'inaugurazioni e fittizi tagli di nastri, infiltrazioni mafiose e mazzette multimilionarie per politici e amministratori, indicibili disagi e mortali incidenti per utenti e abitanti». Ogni nuova opera viabilistica oltre che a spostare traffico da un punto ad un altro diventa un vero e proprio attrattore di traffico aumentando l'inquinamento dell'aria in senso assoluto. 500 mila metri quadrati di territorio consumati non verranno mai più restituiti al mondo, alla natura, al pianeta Terra che ci ospita. Siamo degli ospiti irriverenti e profondamente maleducati! Gianni Benciolini MoVimento 5 Stelle - Verona



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