Jump to Navigation

February 2011

Error message

Notice: Undefined variable: admin_links in include() (line 23 of /web/htdocs/www.movimento5stelle-verona.it/home/drupal/sites/all/themes/zeropoint/templates/views-view--page.tpl.php).

La Libia verso la guerra civile e in Italia verso il crollo finanziario

In Libia sta iniziando la guerra civile. Sembra distante l'Africa, ma malauguratamente è più vicina di quel che si pensi. Questo grazie soprattutto agli ultimi governi sia di destra che di sinistra che hanno barattato accordi con il Colonnello Muhammar Gheddafi, padre e guida della Jamahiriya.
Sul ilsole24ore.com si legge:
"A Piazza Affari sono state vendute a piene mani le azioni di Impregilo (-6,17%), visto che la societa' sta realizzando importanti opere infrastrutturali del valore di oltre un miliardo di euro. Sono inoltre crollati i titoli delle banche e in primis quelli di Unicredit (-5,75%), dal momento che la banca vede i libici nel capitale con una quota di poco superiore al 7%. Intesa Sanpaolo ha registrato una flessione del 5,1%, Ubi del 5,1% e Banco Popolare del 5,4%.
Ed ancora, se Mps e' scivolata del 4,2%, Bpm ha segnato un ribasso del 5,1%. Le vendite hanno colpito anche le Ansaldo Sts (-5%), dal momento che l'azienda sta realizzando un progetto ferroviario in Libia del valore di 750 milioni di euro. Ha invece arginato le perdite al 2,7% Finmeccanica, nonostante il gruppo abbia firmato con il Colonnello Gheddafi contratti per oltre un miliardo di euro e nonostante i libici detengano una quota nel capitale del gruppo romano pari al 2%. Eni ha lasciato sul parterre il 5,12%, visto che la societa' del cane a sei zampe e' il primo operatore per l'estrazione del gas e del petrolio nel paese nordafricano. L'anno passato la produzione di Eni in Libia, a detta degli analisti, e' stata pari al 13,4% di quella complessiva del gruppo. Sono andate male anche le azioni della controllata Saipem, con le quotazioni che hanno perso il 4,43%. La societa' dovrebbe realizzare 1.700 chilometri di autostrada nel paese."
Pochi sanno che quest opere che dovrebbero essere realizzate dalle imprese italiane sono pagate dallo stato italiano e cioè da noi grazie al Trattato di Bengasi stipulato nel 2008 tra Gheddafi e Berlusconi. La seconda parte del trattato, relativa alla chiusura del passato, è la più onerosa per l'Italia. Il governo di Roma si impegna a realizzare infrastrutture in Libia per un valore di 5 miliardi di dollari, tramite esborso di 250 milioni di dollari all'anno per 20 anni. I fondi sarebbero reperiti tramite addizionale IRES a carico delle aziende petrolifere. L'esecuzione dei lavori sarebbe affidata a ditte italiane, e i fondi sarebbero gestiti direttamente dall'Italia. Tutti questi condizionali sono di dovere perchè questa tassa in realtà viene pagata da noi consumatori di carburante come quota nelle accise che corrispondono in totale a circa il 52% del prezzo dei carburanti.
Quindi se i carburanti costano così tanto è anche per finanziare il Trattato di Bengasi che arricchisce i soliti noti ed impoverisce noi consumatori finali.
Non è consentito il possesso di più del 5% delle azioni di un istituto bancario ma Unicredit è posseduta per il 7,063% dalla Libia, ampiamente al di sopra anche di Mediobanca, finora primo azionista singolo anche se ininfluente (le quote sono sterilizzate, senza diritto di voto, legate ai cashes del primo aumento di capitale post Lehman, da 3 mld) con il 5,143%. Lo statuto di Unicredit sterilizza i diritti di voto sopra il 5% del capitale in capo ad un unico soggetto.
Ma lo Stato libico, di cui Gheddafi resta la guida indiscussa anche se dal 1979 non ricopre cariche formali se non quella di Guida della rivoluzione libica, è diventato in agosto del 2010 il primo socio dell'istituto di piazza Cordusio mantenedo il diritto di voto. E come è possibile?
L'operazione di acquisto di azioni dello scorso 28 luglio ha portato la Libyan Investment Authority al 2,075% del capitale della banca italiana. Fondata dal Comitato Generale del Popolo della Libia nel 2006, la Lia è una holding che gestisce fondi governativi provenienti dal settore del gas e del petrolio, investendoli sui mercati finanziari per diversificare e attenuare la dipendenza dello stato nordafricano dai prezzi delle due commodities. Sommando il 2,075% della Lia al 4,988% della Central Bank of Libya (sia la Lia che la banca centrale fanno capo allo Stato libico) si arriva al 7,063%.
Però, da un punto di vista tecnico e limitatamente ai fini Consob, la Libyan Investment Authority è un soggetto giuridicamente diverso dalla Central Bank of Libya, anche se, nella sostanza, rispondono entrambe all'azionista, cioè lo Stato libico.
Rimane distanziata la Fondazione Cariverona, la prima delle Fondazioni azioniste, al 4,984% del capitale. Il secondo azionista e' un'altra entita' pubblica araba, la Aabar Luxembourg, succursale lussemburghese della International Petroleum Investment Company di Abu Dhabi, entrata nel capitale a fine giugno. C'e' poi BlackRock, altro investitore istituzionale, questa volta statunitense, al 4,024%.
Non sono un economista, anzi capisco molto poco di finanza e macroeconomia.
Conservo però una profonda preoccupazione nei confronti del popolo libico ed anche nei confronti della finanza italiana.

Cosa succederà se il regime del Colonnello cadrà?

Gianni Benciolini
MoVimento 5 Stelle - Verona



Main menu 2

by Dr. Radut.