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In Libia sta iniziando la guerra civile. Sembra distante l'Africa, ma malauguratamente è più vicina di quel che si pensi. Questo grazie soprattutto agli ultimi governi sia di destra che di sinistra che hanno barattato accordi con il Colonnello Muhammar Gheddafi, padre e guida della Jamahiriya.
Sul ilsole24ore.com si legge:
"A Piazza Affari sono state vendute a piene mani le azioni di Impregilo (-6,17%), visto che la societa' sta realizzando importanti opere infrastrutturali del valore di oltre un miliardo di euro. Sono inoltre crollati i titoli delle banche e in primis quelli di Unicredit (-5,75%), dal momento che la banca vede i libici nel capitale con una quota di poco superiore al 7%. Intesa Sanpaolo ha registrato una flessione del 5,1%, Ubi del 5,1% e Banco Popolare del 5,4%.
Ed ancora, se Mps e' scivolata del 4,2%, Bpm ha segnato un ribasso del 5,1%. Le vendite hanno colpito anche le Ansaldo Sts (-5%), dal momento che l'azienda sta realizzando un progetto ferroviario in Libia del valore di 750 milioni di euro. Ha invece arginato le perdite al 2,7% Finmeccanica, nonostante il gruppo abbia firmato con il Colonnello Gheddafi contratti per oltre un miliardo di euro e nonostante i libici detengano una quota nel capitale del gruppo romano pari al 2%. Eni ha lasciato sul parterre il 5,12%, visto che la societa' del cane a sei zampe e' il primo operatore per l'estrazione del gas e del petrolio nel paese nordafricano. L'anno passato la produzione di Eni in Libia, a detta degli analisti, e' stata pari al 13,4% di quella complessiva del gruppo. Sono andate male anche le azioni della controllata Saipem, con le quotazioni che hanno perso il 4,43%. La societa' dovrebbe realizzare 1.700 chilometri di autostrada nel paese."
Pochi sanno che quest opere che dovrebbero essere realizzate dalle imprese italiane sono pagate dallo stato italiano e cioè da noi grazie al Trattato di Bengasi stipulato nel 2008 tra Gheddafi e Berlusconi. La seconda parte del trattato, relativa alla chiusura del passato, è la più onerosa per l'Italia. Il governo di Roma si impegna a realizzare infrastrutture in Libia per un valore di 5 miliardi di dollari, tramite esborso di 250 milioni di dollari all'anno per 20 anni. I fondi sarebbero reperiti tramite addizionale IRES a carico delle aziende petrolifere. L'esecuzione dei lavori sarebbe affidata a ditte italiane, e i fondi sarebbero gestiti direttamente dall'Italia. Tutti questi condizionali sono di dovere perchè questa tassa in realtà viene pagata da noi consumatori di carburante come quota nelle accise che corrispondono in totale a circa il 52% del prezzo dei carburanti.
Quindi se i carburanti costano così tanto è anche per finanziare il Trattato di Bengasi che arricchisce i soliti noti ed impoverisce noi consumatori finali.
Non è consentito il possesso di più del 5% delle azioni di un istituto bancario ma Unicredit è posseduta per il 7,063% dalla Libia, ampiamente al di sopra anche di Mediobanca, finora primo azionista singolo anche se ininfluente (le quote sono sterilizzate, senza diritto di voto, legate ai cashes del primo aumento di capitale post Lehman, da 3 mld) con il 5,143%. Lo statuto di Unicredit sterilizza i diritti di voto sopra il 5% del capitale in capo ad un unico soggetto.
Ma lo Stato libico, di cui Gheddafi resta la guida indiscussa anche se dal 1979 non ricopre cariche formali se non quella di Guida della rivoluzione libica, è diventato in agosto del 2010 il primo socio dell'istituto di piazza Cordusio mantenedo il diritto di voto. E come è possibile?
L'operazione di acquisto di azioni dello scorso 28 luglio ha portato la Libyan Investment Authority al 2,075% del capitale della banca italiana. Fondata dal Comitato Generale del Popolo della Libia nel 2006, la Lia è una holding che gestisce fondi governativi provenienti dal settore del gas e del petrolio, investendoli sui mercati finanziari per diversificare e attenuare la dipendenza dello stato nordafricano dai prezzi delle due commodities. Sommando il 2,075% della Lia al 4,988% della Central Bank of Libya (sia la Lia che la banca centrale fanno capo allo Stato libico) si arriva al 7,063%.
Però, da un punto di vista tecnico e limitatamente ai fini Consob, la Libyan Investment Authority è un soggetto giuridicamente diverso dalla Central Bank of Libya, anche se, nella sostanza, rispondono entrambe all'azionista, cioè lo Stato libico.
Rimane distanziata la Fondazione Cariverona, la prima delle Fondazioni azioniste, al 4,984% del capitale. Il secondo azionista e' un'altra entita' pubblica araba, la Aabar Luxembourg, succursale lussemburghese della International Petroleum Investment Company di Abu Dhabi, entrata nel capitale a fine giugno. C'e' poi BlackRock, altro investitore istituzionale, questa volta statunitense, al 4,024%.
Non sono un economista, anzi capisco molto poco di finanza e macroeconomia.
Conservo però una profonda preoccupazione nei confronti del popolo libico ed anche nei confronti della finanza italiana.
Nella serata del 13 maggio 2013 si è svolto il Consiglio di sesta Circoscrizione. È stata una serata che ha “recuperato” gli OdG del Consiglio scorso (svolto in data 06 maggio), che fu monopolizzato interamente dall’Ordine del Giorno relativo all’approvazione del “piano regionale sui rifiuti”. Fra i vari punti svolti ci sono state le illustrazioni dei lavori
Martedì 7 si è tenuto il consiglio in 5a circoscrizione. Da far notare che oltre a tutti noi consiglieri erano presenti anche tutti i commissari, oltre a qualche altro cittadino. Si comincia con una richiesta del gruppo misto (formato da un unico consogliere, ex UDC) con un minuto di silenzio x il defunto senatore Andreotti. Ci siamo alzati per rispetto, per fortuna abbiamo
Nella serata del 06 maggio 2013 si è svolto il Consiglio di sesta Circoscrizione. Gli Ordini del Giorno erano svariati, ma alla fine è stato sviluppato solo il primo: Coordinamento Ambientale – Adozione Piano Regionale Gestione dei Rifiuti Urbani e Speciali anche pericolosi. Procedura VAS – richiesta parere. Presente in assemblea anche un tecnico dell’azienda “Amia”
Dall’asilo nido, gli scolaretti, tenteranno di dividersi le merendine. Quelli che sono rimasti. Perché la tempesta, mitigata solo dai mezzi di comunicazione, in realtà non è stata come quelle passeggiate nei prati di domenica mattina, quando i fiori colorano la visuale e la gente corre felice in bicicletta. Prova a chiederlo ai protagonisti, che oggi balbettano in TV illogiche motivazioni. Nell’isteria generale, i soloni della politica italiana, hanno completamente perso il controllo. Se dalla parte di molti cittadini c’era la volontà di mandare in pensione alcune vecchie glorie del parlamento, se l’obiettivo era entrare nel sistema e porre la voce del cittadino accanto ai vaneggianti legislatori, manifestare la protesta civile, democratica e partecipativa, allora è alla luce del sole che ciò è avvenuto. Troppo rapidamente per essere compreso dagli ingranaggi mentali, distratti dal caos mediatico, dell’uomo comune. Eppure si obietterà che,
Al via la raccolta firme presso i nostri banchetti.
Metti una Firma per la legge di iniziativa popolare "Rifiuti Zero"! Una legge intelligente, recentemente premiata con il Goldman Enviromental Prize 2013. Una legge che proviene dal basso e se attuata dà indicazioni politiche circa il rifiuto che diventa risorsa. Si spengano gli inceneritori e si avvii un cambio radicale di mentalità. Ogni tipo di imballo deve essere tracciabile e recare sulla propria etichetta il modo di smaltirlo, dove conferirlo ed il tipo di materiale di cui é composto. Ecco il sito con il testo completo. http://www.leggerifiutizero.it/ . Appoggiare la legge é semplice, basta recarsi ai nostri banchetti con un proprio documento di identità o patente di guida. Ecco le date:
Il business della marijuana legale ha raggiunto livelli esorbitanti negli Stati Uniti. Il Medical marijuana business daily, la principale fonte di informazione per il mercato americano della cannabis ad uso medico, prevede che le vendite autorizzate schizzeranno quest’anno a oltre 1,5 miliardi di dollari. E, grazie ai referendum che a novembre dell’anno scorso hanno dato il via libera all’utilizzo “ricreativo” in Colorado e nello Stato di Washington, quadruplicheranno a 6 miliardi entro il 2018. La svolta pro legalizzazione è sempre più evidente in Nord America. Sono infatti 18 gli Stati dove la marijuana è permessa per uso medico e altri dieci si stanno muovendo nella stessa direzione.